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14 giugno 2026· 8 min di lettura

Come stabilire i prezzi e calcolare il margine nel tuo negozio (2026)

Il prezzo è la decisione più importante del tuo negozio, e spesso è quella presa con meno attenzione. Un prezzo troppo basso ti fa lavorare tanto per guadagnare poco; uno troppo alto svuota lo scaffale. Saper calcolare il margine è ciò che separa un negozio che prospera da uno che sopravvive a malapena.

Perché fissare bene i prezzi: prosperare o sopravvivere

Molti negozi mettono i prezzi “a sentimento”: guardano cosa fa il negozio accanto, aggiungono un po’ al costo e via. Funziona finché i conti tornano, ma il giorno in cui i numeri si stringono nessuno sa dove sia il problema. Il prezzo non è un dettaglio: è la leva che decide se ogni vendita ti lascia profitto o solo movimento.

La differenza tra un negozio che prospera e uno che sopravvive raramente sta nel volume di vendite. Sta nel margine. Due negozi possono incassare la stessa cifra a fine mese, ma se uno lavora con margini ben calcolati e l’altro tira a indovinare, alla fine dell’anno uno ha risparmi e l’altro fatica ad arrivare in fondo. Fissare bene i prezzi non significa essere il più caro né il più economico: significa sapere esattamente quanto ti resta di ogni euro che entra in cassa.

Margine e ricarico (markup): non sono la stessa cosa

Questo è l’errore concettuale più diffuso, e costa caro. Margine e ricarico (in inglese markup) sembrano sinonimi, ma sono due numeri diversi che si calcolano su basi diverse.

Vediamolo con un esempio. Compri un prodotto a 10 € e lo vendi a 15 €. Il tuo profitto lordo è 5 €.

Stesso prodotto, stesso profitto, ma due percentuali completamente diverse. Il problema nasce quando confondi i due numeri: se pensi di avere un “margine del 50%” quando in realtà è un ricarico del 50% (margine reale del 33%), stai sopravvalutando il tuo profitto e potresti prendere decisioni sbagliate, come accettare uno sconto che ti porta sotto costo.

Regola pratica: il margine è sempre più piccolo del ricarico, perché il prezzo di vendita è sempre più grande del costo. Quando un fornitore o un manuale ti parla di “percentuale”, chiediti sempre: su cosa è calcolata, sul costo o sul prezzo?

Calcolare il prezzo di vendita da costo e margine obiettivo

Il modo corretto di fissare un prezzo non è aggiungere una percentuale al costo (quello è ricarico), ma partire dal margine che vuoi ottenere e ricavare il prezzo. La formula è semplice:

Prezzo netto = costo ÷ (1 − margine obiettivo)

Esempio concreto. Un prodotto ti costa 6 € e vuoi un margine del 40%. Trasformi il 40% in decimale (0,40) e calcoli: 6 ÷ (1 − 0,40) = 6 ÷ 0,60 = 10 €. Quello è il tuo prezzo netto, quello su cui ottieni davvero il 40% di margine. Se invece avessi semplicemente aggiunto il 40% al costo (6 × 1,40 = 8,40 €), il margine reale sarebbe stato solo del 28,6%, non del 40%.

E l’IVA?

Il prezzo che hai appena calcolato è netto, senza imposte. Il prezzo che il cliente vede a scaffale include l’IVA. Quindi, dopo aver fissato il prezzo netto in base al margine, aggiungi l’aliquota IVA che corrisponde a quel prodotto per ottenere il prezzo finale di vendita al pubblico. Nell’esempio, se l’aliquota fosse del 22%, il prezzo a scaffale sarebbe 10 € × 1,22 = 12,20 €.

È importante non confondere i due piani: il margine si calcola sul prezzo netto, perché l’IVA non è tua, la incassi per conto dello Stato e poi la versi. Calcolare il margine sul prezzo con IVA ti fa credere di guadagnare più di quanto guadagni.

Margine lordo per prodotto e per categoria: cosa è sano

Non esiste un margine “giusto” valido per tutti. Quello che è sano dipende molto dal tipo di prodotto e dalla sua rotazione.

L’alimentare di base (pane, latte, uova, bibite) lavora tipicamente con margini bassi ma alta rotazione: guadagni poco su ogni unità, ma ne vendi tantissime. Gli articoli non deperibili, di nicchia o di impulso (regalistica, prodotti gourmet, accessori) sopportano margini più alti perché il cliente non confronta tanto e la rotazione è più lenta.

La chiave non è ossessionarsi con la percentuale di ogni singolo prodotto, ma controllare il margine medio per categoria e assicurarsi che, nel complesso, copra tutte le spese del negozio (affitto, personale, utenze, perdite) e lasci profitto. Un prodotto civetta con margine quasi zero va benissimo se porta clienti che poi comprano altro con buon margine.

Un margine altissimo su un prodotto che non vende quasi nulla vale meno di un margine medio su un prodotto che gira tutto il giorno. Guarda sempre margine e rotazione insieme: è la combinazione che genera profitto reale, non la percentuale isolata.

Strategie di prezzo che funzionano nel negozio

Fissare bene i prezzi non è solo matematica: c’è anche una parte di percezione del cliente. Alcune strategie collaudate:

L’importante è che ogni strategia parta da numeri chiari: devi sapere quanto margine stai cedendo su un prodotto civetta o in un bundle, per essere sicuro di recuperarlo altrove.

Prodotti A, B e C: prezzi e rotazione

Non tutti i prodotti meritano la stessa cura nel prezzo. Classificarli ti aiuta a concentrare l’attenzione dove conta:

La rotazione cambia tutto: un margine del 15% su un prodotto A che vola può rendere più di un 50% su un prodotto C fermo sullo scaffale. Tieni d’occhio entrambi i numeri, sempre insieme.

Errori comuni da evitare

La maggior parte dei problemi di redditività non viene da formule difficili, ma da abitudini sbagliate che si accumulano. I più frequenti:

Il pericolo più silenzioso: i costi che salgono. Un fornitore alza il prezzo d’acquisto del 5% e tu non te ne accorgi perché il prezzo a scaffale resta uguale. Il margine si è ridotto, ma non lo vedi finché non fai i conti. Quando capita su più prodotti contemporaneamente, la redditività del negozio cala senza un motivo apparente. Rivedere i prezzi con i costi reali alla mano è l’unico modo per evitarlo.

Come ti aiuta Bipe

Bipe tiene insieme costo, prezzo e margine di ogni prodotto: registri il prezzo d’acquisto e quello di vendita, e Bipe ti mostra il margine reale su ciascun articolo, senza che tu debba rifare i conti a mano. Così smetti di confondere margine e ricarico e sai esattamente quanto ti lascia ogni vendita.

Stampi le etichette con il prezzo direttamente dai tuoi prodotti, mantenendo coerenza tra ciò che è in cassa e ciò che è a scaffale. I report sui prodotti più redditizi ti mostrano dove guadagni davvero, incrociando margine e rotazione, così identifichi i tuoi prodotti A/B/C con dati reali e decidi i prezzi con criterio invece che a sensazione.

E con il controllo dei costi tieni d’occhio i prezzi d’acquisto: quando un costo sale, hai i numeri sotto mano per aggiornare il prezzo prima che il margine si eroda in silenzio.

Sul fronte della fatturazione elettronica e dell’adeguamento a normative come Verifactu, è qualcosa che arriverà prossimamente su Bipe: non è ancora disponibile, ma è in arrivo per accompagnarti anche su quel passaggio.

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Domande frequenti

Qual è la differenza tra margine e ricarico?

Il ricarico (markup) si calcola sul costo: quanto aggiungi sopra ciò che hai pagato. Il margine si calcola sul prezzo di vendita: quale percentuale del prezzo finale è profitto. Se compri a 10 e vendi a 15, il ricarico è del 50% (5 su 10), ma il margine è del 33% (5 su 15). Sono due numeri diversi e confonderli ti fa credere di guadagnare più di quanto guadagni davvero.

Come calcolo il prezzo di vendita partendo dal costo e dal margine che voglio?

Dividi il costo per (1 meno il margine obiettivo in decimali). Se un prodotto ti costa 6 e vuoi un margine del 40%, fai 6 ÷ (1 − 0,40) = 6 ÷ 0,60 = 10, quindi il prezzo netto è 10. Poi aggiungi l’IVA per ottenere il prezzo finale a scaffale. Calcolare il prezzo solo aggiungendo una percentuale al costo è ricarico, non margine.

Quale margine lordo è sano per un negozio?

Dipende dal settore: l’alimentare di base lavora con margini bassi e alta rotazione, mentre articoli non deperibili o di nicchia sopportano margini più alti. Più che inseguire una cifra unica, controlla il margine medio per categoria e assicurati che copra tutte le spese del negozio e lasci profitto. Un prodotto con buon margine ma quasi nessuna vendita conta meno di uno con margine medio e tanta rotazione.

Ogni quanto devo rivedere i prezzi?

Almeno ogni volta che cambia un costo d’acquisto e a intervalli regolari, ad esempio a ogni stagione. Quando il fornitore aumenta i prezzi e tu non aggiorni i tuoi, il margine si erode in silenzio. Rivedere i prezzi con i costi reali alla mano evita di vendere in perdita senza accorgertene.